A pochi giorni dalle finali dei Campionati del Mondo di Coastal Rowing, abbiamo intervistato Simone Martini (Canottieri Padova)

Dall’11 al 14 ottobre, sulle acque della Bazan Bay a Victoria (Canada), si sono svolti i Campionati del Mondo di Coastal Rowing 2018 nei quali l’Italia remiera ha nuovamente “brillato” conquistando ben due medaglie d’oro ed una di bronzo.

Ma, col senno di poi, si può sicuramente affermare che il bottino azzurro poteva a tutti gli effetti essere ben più prezioso.

Simone Martini (Canottieri Padova), incontrastato specialista del Coastal Rowing azzurro, Campione del Mondo nel 2017, medaglia d’argento nel 2013 e 2014, 4° classificato nel 2015 e 5° nel 2016, partito con i più alti favori ed aspettative di tutti (miglior tempo assoluto nelle batterie eliminatorie) si può dire che in Canada si è dovuto accontentare di una (seppur più che onorevole e prestigiosa) medaglia di bronzo, quando, senza nasconderlo a nessuno, lui puntava decisamente a riconfermare il Titolo conquistato l’anno scorso.

A meno di dieci giorni dalla finale canadese abbiamo avuto l’onore di intervistare lo sculler triestino, cresciuto tecnicamente e fisicamente alla Canottieri Padova, sotto la guida tecnica di Alberto Rigato.

Domanda: Simone, come ti senti dopo aver raggiunto per l’ennesima volta il podio ai Campionati del Mondo di Coastal Rowing?

Risposta: passati alcuni giorni direi che la rabbia rimane alta.

D: e perché mai? Cos’è successo in gara?

R: Praticamente dopo circa mille metri ho pescato le alghe con la deriva e sono rimaste li fino al traguardo

D: Ti va di raccontarci com’è andata?

R:. La finale si era messa bene perché dopo la partenza ero riuscito a raggiungere la testa della gara, poco prima del giro di boa ho però pescato le alghe che mi hanno rallentato un bel po’. Speravo che durante il giro di boa riuscissi a toglierle ma purtroppo non è stato così. Dopo la batteria in cui avevo fatto il miglior tempo mi auspicavo di riuscire a confermarmi Campione del Mondo, e c’erano tutti i presupposti per farlo. Mi ha fatto rabbia vedere dal gps dopo la gara che da quando ho pescato le alghe ho perso circa 30 cm a palata! Ti senti come aver fatto una gara di ciclismo in cui gli altri hanno una bici da corsa e tu una mountain bike!

Comprensibile lo stato d’animo del “gigante padovano” ma, a nostro avviso, aver concluso la finale Mondiale con uno “sfortunato handicap”, conquistando comunque il terzo gradino del podio, dimostra tutta la sua grande potenza e tenacia.

Alberto Vianello

Comitato Regionale Veneto – F.I.C.

Ufficio Stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *